Giada Acerbi
CONCEPT / SINOSSI DELL’OPERA
Ogni cosa, se toccata, emette un suono. Ma quale suono fanno le cose che custodiamo quando nessuno le sfiora? Che voce hanno?
Questo progetto nasce da qui: soffermarsi su tutte quelle cose che, per ognuno di noi e in mille modi diversi, diventano tracce di qualcosa di intangibile. Le cose che abitano le nostre case, i nostri cassetti e, infine, noi stessi, si fanno così specchio tangibile e quasi inconsapevole di chi siamo e da dove veniamo.
Da questo presupposto è stata condotta una serie di interviste, invitando persone conosciute e non, a svuotare i propri “cassetti” e a raccontarsi attraverso di loro. Il risultato che ne è conseguito è così composto da due anime: quella della cosa, nella sua presenza materiale, e quella della voce che custodisce. Due livelli che, insieme, suggeriscono come ogni oggetto possa farsi contenitore di una serie di significati che vanno ben oltre la sua natura formale.
La domanda, quindi, resta una: siamo noi ad abitare le cose o sono le cose, in qualche modo, ad abitare noi?







